Il generale del popolo

La “Untold History” degli Stati Uniti scritta da Oliver Stone assieme a Peter Kuznick, che è anche una serie tv per Showtime, è talmente “told” che potremmo raccontarvela in anteprima. L’America è cattiva, è moralmente indifendibile, è minacciosa, è aggressiva. La dimostrazione più recente e squillante – secondo Stone – di questo decadimento americano è lo scandalo Petraeus, pure se per il grandioso regista la biografa dai bicipiti che potrebbero spezzarlo in due è soltanto un pretesto, un pretesto sbagliato.
9 AGO 20
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La “Untold History” degli Stati Uniti scritta da Oliver Stone assieme a Peter Kuznick, che è anche una serie tv per Showtime, è talmente “told” che potremmo raccontarvela in anteprima. L’America è cattiva, è moralmente indifendibile, è minacciosa, è aggressiva. La dimostrazione più recente e squillante – secondo Stone – di questo decadimento americano è lo scandalo Petraeus, pure se per il grandioso regista la biografa dai bicipiti che potrebbero spezzarlo in due è soltanto un pretesto, un pretesto sbagliato. Il generale Petraeus andava fatto cadere quando ha deciso il “surge” in Iraq, quando “ha raso al suolo” l’Iraq, e ha ripetuto l’operazione in Afghanistan e in Pakistan con i droni (nota ai margini: il “surge” e i droni sono due strategie diverse, metterle sullo stesso piano è una “untold history” un po’ confusa). Il generale è sempre stato sopravvalutato, un mito popolare ingiustificato.
Sono in tanti, in questi giorni di imbarazzo in cui di Petraeus notiamo più i denti in fuori che le stellette, a dire che loro sì che lo sapevano che il generale-antropologo non era poi questo granché, un pallone gonfiato da Bush e poi da Obama per non contraddire il popolo bue. Come se i generali fossero sempre popolari (andate a chiedere ai generali di Rumsfeld quanti applausi hanno preso), come se Petraeus non fosse l’unico, in questi anni di guerra al terrore, ad aver formulato una dottrina, ad averla adottata, vissuta sul campo, ad aver pianto e poi sorriso e poi ripianto, perché la conquista dei cuori e delle menti dei popoli in guerra non è strategia militare, è democrazia, è vita. Come se Petraeus non l’avesse poi vinta, la campagna in Iraq.